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Visualizzazione dei post da marzo, 2020

Dal Salento, l'incompresa poesia di Claudia Ruggeri

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''T’avrei lavato i piedi oppure mi sarei fatta altissima come i soffitti scavalcati di cieli come voce in voce si sconquassa tornando folle ed organando a schiere come si leva assalto e candore demente alla colonna che porta la corolla e la maledizione di Gabriele, che porta un canto ed un profilo che cade, se scattano vele in mille luoghi.'' da '' Lamento di sposa barocca, octapus'' Bellissima, eccentrica e geniale. Incantevole nella sua estrema sensibilità come pochi, ma così fragile da decidere di morire, gettandosi da un balcone, una notte di un ottobre ormai inoltrato del 1996. Claudia Ruggeri, napoletana di nascita ma trapiantata nel Salento, fu considerata una delle nuove voci più promettenti della poesia italiana fin da subito; difatti, due mesi dopo la sua scomparsa, furono pubblicati sulla rivista  L'Incantiere , i versi e i frammenti giunti fino ad oggi nella raccolta Inferno minore . Proprio su L'Incantiere , la Rugger

Gina Pane: l'arte che diede voce alle donne

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Tra le maggiori rappresentanti della Body Art figura l'artista italo-francese Gina Pane. Ella donava al corpo una triplice funzione contemporanea ed artistica: progettuale, materiale ed esecutiva. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Parigi ed un primo approccio alla scultura, Gina Pane si dedicò allo studio del corpo ai limiti del dolore; studio rivolto alla dimensione femminile, costretta ai peggiori soprusi. Ed ecco, che dagli anni '70 le performances dell’artista sfiorano il violento. Quando, ad esempio, i n presenza di un cospicuo numero di spettatori, con una lametta, si ferisce il viso. Il significato del cruento gesto è semplice: liberarsi e liberare il corpo della donna dal concetto preconfezionato della bellezza, al quale, ciascuna donna deve chinarsi da immemore tempo, costretta ad ogni tipo di violazione e sconforto. Nell'ambito della Body Art, sono molti gli artisti che  hanno martirizzato il proprio corpo evocando una vaga iconografia cri

La salvezza ha 4 zampe!

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La salvezza ha 4 zampe! Tante fake news, tanti abbandoni, ma anche (fortunatamente) tanto amore.  Come influisce la quarantena sui nostri amici a 4 zampe. Ormai da tanti, forse troppi, giorni siamo costretti da questo maledetto Covid-19 a restare chiusi in casa, a non uscire se non per casi di estrema necessità. Anche se può non sembrare, non siamo gli unici a soffrire di questa situazione. Di questo periodo, presi da una eccessiva psicosi (per certi versi anche giustificata), siamo portati a credere a qualsiasi notizia arrivi ai nostri occhi od alle nostre orecchie. Un caso eclatante si è verificato quando, durante i primi giorni di questo periodo, è circolata la notizia che gli animali domestici trasmettessero il temutissimo virus. Notizia che oltre ad essere stata smentita è anche estremamente stupida. In risposta a questa notizia cosa ha pensato di fare “l’essere umano”??? Sbarazziamocene!!! Ma come hanno potuto??? Premetto di non avere il diritto di giudi

La flebile poesia indimenticata di Antonia Pozzi

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Molto affine all'anima inquieta di Emily Dickinson, Antonia Pozzi, poetessa milanese, condivide con la collega statunitense la breve esistenza, terminate per loro volontà, e la fama post mortem. Difatti, Antonia Pozzi vedrà parte delle sue poesie pubblicate nel 1939 per opera del padre, il quale ne rimaneggiò i versi. Per l'opera completa ed autentica della poetessa, dovremmo attendere gli anni Ottanta, quando la casa editrice Garzanti pubblicò, a 50 anni della morte di Antonia Pozzi, l'intera antologia poetica. Nella produzione della Pozzi, tutt'oggi poco conosciuta, il filo conduttore che la rende unica nel suo genere è la ricerca dell'assoluta. Figlia di un ambiente alto borghese, quindi colto e raffinato, dimostrò fin da subito uno spiccato senso di inadeguatezza al mondo, inadeguatezza che esplose soprattutto quando, fu costretta a interrompere la relazione tanto intensa quanto tragica col proprio professore di latino e greco. La fine di quest'amo

Tamara de Lempicka, la Baronessa dell'Art Déco

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Nata a Varsavia nel maggio 1898, Tamara de Lempicka, all'anagrafe Maria Gurwik-G órska,  è sicuramente una tra le pittrici più amate del Novecento. L'eccezionale avventura pittorica dell'artista polacca s'intreccia amabilmente con i linguaggi della fotografia, della moda e della vita moderna, raccontata per mezzo delle sue opere più importanti che spesso propongono una figura femminile nuova: disinibita, indipendente, fuori dagli schemi, rivoluzionaria. Dai numerosi dipinti si evidenzia una poli-identità che accompagnerà l'intero idillio della Lempicka. Ciò fu dovuto forse a una vita sospesa tra due co n tinenti (europeo e americano), i quali, stilisticamente hanno contribuito alla formazione artistica della pittrice alla scelta delle tematiche, prevalentemente nudi  ( Le due amiche-Perspective, 1923 ) , amori saffici ( La sottoveste rosa , 1927) e moda ( La ragazza in verde del Pompidou , 1932).  My Portrait (Self-Portrait in the Green Bugatti), 19

Canzone per mio padre… Buona festa a tutti i papà!

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Ignazio Campagna, Paternità, marmo di Carrara, 2008 Si sa, la mamma è sempre la mamma, ma di certo, il papà non è da meno. Solitamente, la nascita di un pargolo è collegata all’universo materno, mettendo la figura paterna di parte. Ne è un esempio la musica, che tra mamme che ballano il rock e quelle che guardano il proprio figlio divertirsi, analizza in poche altre canzoni il rapporto tra padre e figlio . Dina Pala, Paternità, olio su tela, 1965. Così, in questa giornata a loro dedicata, spesso, costretti a rimanere in secondo piano abbiamo deciso di stilare una playlist di brani selezionati da riservare ai vostri papà. 1)      Eric Clapton - My Father Eyes 2)      Laura Pausini - Viaggio con te 3)      Phil Collins – Father to son 4)      Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso 5)      Madonna – Oh Father 6)   New Trolls - Quella carezza della sera 7)      Cat Stevens - Father & Son 8)      Gianni Morandi – Sei forte papà 9)      P

Tra lirismo ed erotismo: Saffo, regina della poesia greca

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''Cosa c'è in fondo ai tuoi occhi dietro il cristallino oltre l'apparenza? Dove il tempo d'improvviso si ferma e la mia anima sulle tue labbra resta sospesa?'' In fondo ai tuoi occhi, Saffo Grande poetessa greca, colei che per prima ha cantato l'amore sotto ogni suo aspetto, analizzandone tutte le antitesi che lo contraddistinguono, oggi vi presenterò Saffo. Cantante del sentimento amoroso come binomio dolce-amaro (in greco  Γλυκύπικρον, la coniugazione della gioia e la disperazione ), la sua vita è stata da sempre fonte di numerose leggende. Saffo e  Alceo  a  Mitilene ,  Lawrence Alma-Tadema ,   1881 . Seppur la scarsità di fonti, abbiamo la certezza che la poetessa greca nacque a  Mitilene , nell’isola di   Lesbo , alla fine del VII secolo a.C. e che la sua vita fu profondamente legata  al tiaso, ossia la cerchia da lei ideata e diretta, in cui venivano educate le fanciulle aristocratiche in età prematrimoniale. Qui, veniva

Pillole di Economia

Che cos'è lo Spread? Il termine spread è una parola inglese che significa letteralmente allargamento e, sebbene venga ormai usata solo per evocare il terrore, in realtà si riferisce semplicemente ad un numero. Questo dato viene usato in ambito finanziario per misurare la differenza di rendimento tra un'obbligazione ed un'altra presa come riferimento. Un'obbligazione (o Bond in inglese) è un titolo di debito, cioè una promessa ufficiale di restituzione di un prestito più “qualcosa per il disturbo”, un esempio di obbligazione di questo tipo sono i titoli di Stato (come i BTP ovvero i buoni del tesoro poliennali) che lo Stato Italiano e mette quando ha bisogno di soldi. Quando l'Italia ha bisogno di denaro, infatti, invece di andare in banca a chiedere come faremo noi, emettere titoli di debito che vende poi agli investitori, promettendo loro in cambio un interesse, perciò quando compriamo dei BTP siamo letteralmente prestando denaro allo Stato italiano. Le o

L’Impressionismo secondo Berthe Morisot

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Berthe Morisot, Autoritratto, 1885, Musée Marmottan, Parigi. Chiunque si approcci, contemplando la grande cultura pittorica francese del XIX secolo, dinanzi alle opere di Berthe Morisot, sarà pervaso dalla sensazione di serenità e stupore. La corrente dell’Impressionismo, fu, come il resto delle rappresentanze artistiche, per lo  più maschile ed è per questo, che la figura della Morisot si fa portatrice di quei sentimenti femminili, eguagliandone la fama dei colleghi Renoir, Monet e Pissarro. Nata il 14 gennaio 1841 a Bourges, è figlia di un illustre funzionario statale. Dal 1852, la famiglia Morisot si trasferisce stabilmente a Passy, nei pressi della capitale parigina. Proprio in questo frangente, la futura pittrice riceve un'educazione artistica all'Ėcole des Beaux-Arts, incrementando gli studi seguendo lezioni private da Joseph Guichard. Il 1868 segna una data importante per la carriera artistica della pittrice. Infatti, è proprio in que

L'illustre Medioevo femminile: Christine de Pizan

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“Son le donne che hanno condotto l’umanità da bestialità a vita ragionevole” Nel 1365, a Venezia, nacque Cristina da Pizzano, figlia dell’illustre medico ed astrologo Tommaso da Pizzano, docente di Medicina dapprima a Bologna e poi a Venezia. Egli, un uomo fuori dal comune per gli standard medievali, decise di fare di sua figlia una donna raffinata e colta, in un mondo in cui, l’istruzione era riservata solo agli uomini. All’età di quattro anni, la piccola si trasferì con tutta la famiglia a Parigi, poiché il padre diventò medico personale di Carlo V, Re di Francia ed abbandonò presto il suo nome italiano in favore di quello con il quale divenne famosa all’epoca: Christine de Pizan. Sebbene con la sua cultura ed istruzione r appresentasse una mirabile eccezione, Christine per il primo periodo ebbe una vita molto comune a quella delle sue coetanee; si sposò presto con un segretario del re – a soli 15 anni – e divenne una comune matrona medievale. Dopo un felice mat

Sylvia Plath, tra poesia e tragedia

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Monologo delle 3 del mattino È meglio che ogni fibra si spezzi e vinca la furia, e il sangue vivo inzuppi divano, tappeto, pavimento e l’almanacco decorato con serpenti testimone che tu sei a un milione di verdi contee da qui, che sedere muti, con questi spasmi sotto stelle pungenti, maledicendo, l’occhio sbarrato annerendo il momento che gli addii vennero detti, e si lasciarono partire i treni, ed io, gran magnanimo imbecille, così strappato dal mio solo regno. Su distese immense di pagine bianche, le parole di Sylvia Plath riecheggiano dolci e nette. L’inchiostro, che le intrappola, sono la difesa e l’attacco di una ragazza americana, morta suicida a soli trentuno anni, forse sopraffatta da un’anima troppo fragile intrappolata in un corpo incapace di tollerarla. Sylvia Plath con il suo immortale sorriso, costellato da svariati eventi, quali, la precoce morte del padre, la laurea in uno dei più importanti college femminile degli